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LE PAROLE DEL GESTALT COUNSELING sono un percorso che ci accompagnerà, una volta a settimana, attraverso le parole, i loro mille significati e le loro infinite sfumature.

LE PAROLE DEL GESTALT COUNSELING per ricordare, insieme, la magia dei significati e lo stupore della narrazione.

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La nuova parola del Gestalt Counseling è: CAPIRE.

Potrebbe sembrare che la parola CAPIRE sia ai margini del mondo della GESTALT che si sente più a suo agio, invece, quando “veste” il verbo SENTIRE.

Per la GESTALT, infatti, il focus non è tanto sul PERCHÈ del percorso esistenziale ed esperienziale, che ci trasporta immediatamente su un livello cognitivo, quanto sul COME che ci lascia liberi di volare sul livello emotivo.
Chiederci e chiedere il PERCHÉ è un atto di censura, mentre lavorare sul COME permette a ciascuno di noi di «acquisire la CONSAPEVOLEZZA» e «di vivere fino in fondo e ultimare le esperienze incompiute» (da “L’approccio della Gestalt” di Fritz Perls).

CAPIRE ha la stessa etimologia della parola CAPACE (da lat. capĕre) non solo nel senso di «saper fare qualcosa» ma anche in quello di «poter contenere qualcosa»: allora quello della COMPRENSIONE diventa un processo che può attivarsi solo quando siamo in ascolto di noi stessi e abbiamo lasciato spazio – nella nostra mente, nel nostro cuore e nel nostro CORPO – al nuovo, all’esperienza che stiamo per fare, alla conoscenza che stiamo per “masticare”.

Non c’è nulla da riempire se siamo già troppo pieni di noi, dei nostri pensieri, delle nostre convinzioni.

E questo ce lo ricorda anche una storia zen:

«Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji, ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen. Nan-in servì il tè.

Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi: “È ricolma. Non ce ne entra più!”

“Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.»

(tratta da “101 storie zen” di Nyogen Senzaki e Paul Reps)

Come possiamo CAPIRE se siamo già CAPIENTI, siamo già PIENI?

Capire

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